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Il Sito Web della Cattedra di Cardiologia dell'UMG
Direttore: Prof. Ciro Indolfi

(Italiano) Angioplastica Coronarica

 

-       Definizione

-       Preparazione alla procedura di angioplastica coronarica

-       Materiali base

-       Procedura

-       Convalescenza dopo PTCA

-       Bibliografia

 

L’angioplastica coronarica o PTCA (angioplastica coronarica transluminale percutanea) è una metodica che consente di ristabilire il flusso di sangue al cuore. La sua introduzione nel 1976 da parte di Gruentzig ha mutato drasticamente il tradizionale ruolo della cardiologia. La procedura, inizialmente limitata solo a pazienti selezionati, ha assunto negli anni un ruolo cruciale nel trattamento della cardiopatia ischemica acuta e cronica. La PTCA si esegue dopo la coronarografia diagnostica con lo scopo di dilatare un ramo coronarico occluso o, significativamente ristretto, per la presenza di una placca aterosclerotica. Per coronarografia s’intende l’angiografia delle arterie coronarie, ossia l’esame con il quale è possibile visualizzare tali vasi, mettendone in risalto le eventuali ostruzioni attraverso l’immissione di un mezzo di contrasto. Tale indagine deve essere effettuata in ambiente ospedaliero ed è in grado di offrire, oltre ad un notevole supporto diagnostico anche un importante risvolto terapeutico essendo possibile nella stessa seduta dell’esame coronarografico eseguire la procedura interventistica di angioplastica coronarica. Entrambi i suddetti esami sono eseguiti in anestesia locale, attraverso apposita puntura dell’arteria femorale a livello inguinale o, in alternativa, attraverso l’arteria radiale o brachiale del braccio. Indi mediante l’introduzione di un catetere si risale attraverso l’intero circolo arterioso fino agli osti coronarici, opacizzando le coronarie, come si è detto, con l’uso di un mezzo di contrasto iodato ed individuando così i vasi “malati” (ristretti o occlusi) che richiedono una rivascolarizzazione.

PREPARAZIONE ALL’ ESAME CORONAROGRAFICO E PROCEDURA DI PTCA

La coronarografia e l’intervento di angioplastica coronarica sono esami effettuati in ambiente ospedaliero, in regime di ricovero ed eseguiti da un cardiologo. In linee generali tali procedure richiedono:

  1. Digiuno prima dell’intervento. Spesso è necessario rimanere digiuni dalla sera precedente.
  2. Controllo della terapia medica da parte del cardiologo di fiducia al fine di valutare eventuale sospensione e/o aggiunta di farmaci in previsione dell’intervento. In caso di allergia del paziente  al mezzo di contrasto è necessaria, poi,  una preparazione con farmaci desensibilizzanti (cortisonici ed antistaminici) da assumere alcuni giorni prima del ricovero e da mantenere durante il periodo di degenza.
  3. Visita cardiologica ed indagini strumentali di base: Esami ematochimici di routine completi, elettrocardiogramma, ecocardiogramma etc.
  4. Adeguata depilazione e disinfezione della cute in regione inguinale e/o radiale.
  5. Consenso informato alla procedura con attenta illustrazione della modalità di esecuzione dell’esame da  parte del medico e, soprattutto, valutazione dei possibili rischi e complicanze correlate alla procedura. Nel caso di donne in età fertile è necessario escludere la presenza di un’eventuale gravidanza. Infatti, l’angioplastica coronarica (come del resto la coronarografia) è effettuata in una sala operatoria speciale, detta sala di cateterismo cardiaco o emodinamica, dotata di schermi e apparecchiature radiografiche richieste. Il cardiologo interventista utilizza queste attrezzature per meglio visualizzare le arterie e le eventuali ostruzioni presenti nelle coronarie.

 

MATERIALI:

Durante la procedura di angioplastica coronarica sono utilizzanti alcuni  materiali dedicati quali:

Cateteri guida, (di differenti forme e dimensioni) posizionati all’origine del vaso coronarico , e necessari a far passare al loro interno i materiali impiegati per la procedura quali ad esempio, il filo guida, il pallone e gli stent coronarici;

Il filo guida è un filo di materiale flessibile, atraumatico, con punta radiopaca, che deve penetrare nel lume coronario e fare da “guida”, come una rotaia, per il passaggio degli altri materiali.

Il pallone e gli stent (metallici o medicati) sono i materiali che permettono, introdotti sgonfi, e gonfiati a livello del restringimento, di rompere la placca responsabile del restringimento e di consolidarne il risultato ottenuto (stent).

Lo stent è una protesi o struttura metallica cilindrica a maglie (simile ad una rete) che, introdotta nel lume dell’arteria, viene fatta espandere a livello della stenosi fino a raggiungere un diametro pari a quello originario del vaso. Il nome deriva da dentista britannico C.R. Stent, (1807-1885) e rappresenta un dispositivo usato per mantenere pervie componenti anatomiche tubulari. Gli stent coronarici hanno cominciato ad essere impiegati nella pratica clinica fin dalla metà degli anni ottanta, ma solo nel 1994 ne è stato approvato il loro uso elettivo. Negli anni successivi numerosi studi ne hanno dimostrato la maggior efficacia rispetto all’angioplastica con solo palloncino nel ridurre il rischio di morte, infarto e rivascolarizzazione del vaso trattato. Gli stent hanno così potuto  registrare nella esperienza e pratica quotidiana  numerose ed importanti evoluzioni, cambiando radicalmente il trattamento della cardiopatia ischemica, sia acuta che cronica.

 

PROCEDURA DI ANGIOPLASTICA CORONARICA

L’angioplastica può essere eseguita attraverso la dilatazione mediante solo catetere a palloncino (POBA) oppure, dopo la dilatazione con il palloncino, mediante l’impianto di uno stent coronarico.Il palloncino gonfio consente di riaprire l’arteria ristretta attraverso la compressione della placca e la distensione della parete del vaso. Ogni palloncino è fatto di materiali biocompatibili speciali, caratterizzati da differenti lunghezze e dimensioni, che consentono, di esser gonfiati a una specifica pressione in genere a livelli (atmosfere) proporzionali alla dimensione del vaso da trattare. In particolare, il medico sceglie in genere un palloncino che sia approssimativamente delle stesse dimensioni dell’arteria. Un filo guida interno al catetere a palloncino è fatto poi avanzare attraverso l’arteria fino a quando la punta non ha oltrepassato il punto di restringimento della stessa. Il catetere viene poi spostato lungo il filo guida fino a quando il palloncino non viene a trovarsi all’interno del restringimento.

Una volta in posizione questo viene gonfiato in modo da riaprire l’arteria ostruita attraverso la compressione della placca e la distensione della parete dell’arteria. Quando la placca è stata sufficientemente compressa e il vaso è divenuto pervio a sufficienza, il palloncino viene sgonfiato e  rimosso dall’arteria con il regolare ripristino del flusso sanguigno verso il muscolo cardiaco (figura 1). Nel caso di impianto di stent coronarico, quest’ultimo è montato sul palloncino ancora chiuso, viene disteso al momento del gonfiaggio del palloncino e, aderendo alla parete vasale, ne mantiene pervio il lume nel tempo (Figura 2).

 

 

 

 

 

 

CONVALESCENZA DOPO LA PROCEDURA DI ANGIOPLASTICA CORONARICA

La PTCA, rispetto all’intervento di rivascolarizzazione chirurgica, è un intervento meno invasivo e il paziente può tranquillamente lasciare l’ospedale anche il giorno dopo l’operazione se gli esami ematochimici di controllo risultano nella norma, accompagnato ovviamente da amici o parenti. Subito dopo l’angioplastica è raccomandata una permanenza a letto per almeno 8-12 ore. Il tubicino (introduttore) posizionato nell’arteria periferica per inserire i cateteri, viene rimosso subito, se l’arteria viene chiusa con sistemi meccanici di emostasi, o dopo qualche ora dalla procedura, nel caso di rimozione manuale, secondo il grado di coagulazione del sangue. Per evitare ematomi e stravasi di sangue è molto importante che il paziente segua scrupolosamente i consigli del medico soprattutto circa il riposo a letto nell’immediato periodo dopo la procedura. La sede di puntura (inguinale o radiale in base al sito di accesso prescelto dall’operatore) deve esser controllata con cura prima della dimissione del paziente cui va consigliato opportunamente di tenere a riposo l’arto per alcuni giorni raccomandandogli  altresì che dopo un intervento del genere deve evitare, per un ragionevole  periodo da verificare nel concreto, di fare sforzi fisici eccessivi, e di mettersi alla guida di auto per almeno una settimana. In caso avesse dei dubbi nel dosaggio dei tempi, deve sempre rivolgersi al proprio medico di famiglia per avere tutte le informazioni di cui ha bisogno.

Infine, prima della dimissione sono fornite al paziente tutte le informazioni utili, ovvero, la tipologia di farmaci da assumere e gli orari,  la dieta, lo stile di vita da seguire e la data di appuntamento per eventuali controlli cardiologici successivi. La cadenza di tali controlli cardiologici varia da paziente a paziente, secondo le patologie associate, ma in linea di massima è opportuno consigliare sempre almeno un primo controllo dal cardiologo di fiducia a un mese ed i successivi a  sei mesi dalla procedura.

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA :

-        Indolfi C, Spaccarotella C, Diagnosi e terapia in unità coronarica ed Emodinamica, 2004.

-        Spencer B. King III, Alan C. Yeung. Manuale di Cardiologia interventistica Marzo 2008.

-        http://giovanimedici.myblog.it/media/01/01/02a7c5af5483f7f3d99d5f38ca2424d6.jpg

-        http://www.corriere.it

-        http://www.repubblica.it

-        http://www.cardiolink.it

-        http://www.wikipedia.org

-        http://www.treccani.it

-        http://www.youtube.com/watch?v=77fPzbExkxA&feature=related

 

 

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